I sei segnali
- Urgenza o pressione: "entro 24 ore", "account sospeso", "fattura scaduta". La fretta è la migliore alleata di chi attacca.
- Il mittente non torna: il nome visualizzato è giusto, ma l'indirizzo reale è diverso o il dominio è quasi
identico (
rnal posto dim, una lettera in più, un'altra estensione). - Link che portano altrove: passa il mouse sul link (o tieni premuto sul telefono) e leggi la destinazione reale prima di cliccare.
- Allegati inattesi: file compressi, documenti che chiedono di "abilitare il contenuto", pagine HTML o fatture che non aspettavi.
- Richieste di credenziali o pagamenti: una pagina di accesso per "verificare" l'account o un fornitore che chiede di cambiare IBAN. Verifica sempre per telefono, a un numero che conosci già.
- Tono generico: "Gentile cliente" invece del tuo nome. Attenzione però: con l'AI le email di phishing sono spesso scritte senza errori, quindi un italiano corretto non è più una garanzia.
Cosa fare
- Non cliccare e non rispondere: segnala l'email all'IT o a chi si occupa della sicurezza.
- Se hai già cliccato o inserito una password: cambiala subito e segnalalo immediatamente. Conta più la velocità dell'imbarazzo.
- Attiva l'autenticazione a più fattori: anche se una password viene rubata, riduce molto i danni.
Perché la formazione serve
I filtri fermano gran parte del phishing, ma non tutto. Le persone che riconoscono i segnali e segnalano in fretta sono l'ultima linea di difesa, e spesso quella decisiva.